Un esempio di leadership al colloquio (anche senza essere capo)

Leadership non vuol dire avere un titolo: vuol dire aver fatto muovere altre persone verso un risultato. Racconta una situazione in cui hai preso l'iniziativa senza che nessuno te lo chiedesse (un progetto, un collega da formare, un gruppo all'università), cosa hai fatto per coinvolgere gli altri e com'è finita, con il metodo STAR.

Leadership senza titolo

Molti candidati si bloccano: «Ma io non ho mai fatto il capo». Il selezionatore lo sa, e infatti non ti chiede di quando gestivi un team. Ti chiede se sei una persona che, quando serve, prende l'iniziativa e porta gli altri con sé.

Ecco cosa conta come leadership anche senza un ruolo ufficiale:

TipoEsempi
Iniziativa su un problemaHai notato un processo che non funzionava e hai proposto e guidato il cambiamento
Coordinamento di pariHai organizzato il lavoro di colleghi o compagni senza esserne il capo
FormazioneHai affiancato un nuovo collega o tirocinante
Gestione di un'emergenzaQuando mancava il responsabile, hai preso tu le decisioni
Fuori dal lavoroRappresentante degli studenti, capo scout, allenatore di una squadra giovanile, organizzazione di un evento di volontariato

La struttura STAR, adattata alla leadership

  1. Situazione. Cosa succedeva e perché serviva qualcuno che si muovesse. Due frasi.
  2. Compito. Perché hai deciso di farlo tu, visto che nessuno te l'aveva chiesto.
  3. Azione. La parte più lunga: come hai coinvolto gli altri. Hai ascoltato? Diviso i compiti? Convinto qualcuno che non era d'accordo?
  4. Risultato. Cosa è cambiato, con un numero se c'è, e cosa è successo dopo.

Il cuore della risposta è il punto 3. La leadership si vede in come porti gli altri, non in cosa fai da solo.

Durata: 90 secondi, due minuti al massimo.

Esempi di risposta

Esempi con dettagli inventati.

Impiegata, nessun ruolo da responsabile

«Nel mio ufficio, in un'azienda di spedizioni di Livorno, ogni collega gestiva le pratiche doganali a modo suo, e quando qualcuno era in ferie gli altri non trovavano niente. Non era un compito mio, ma ero stanca di perdere ore a cercare documenti. Ho proposto al responsabile di creare una cartella condivisa con una struttura uguale per tutti, e lui mi ha detto di provarci. Ho chiesto a ogni collega come lavorava, per non imporre il mio metodo, e ho preparato una struttura con i loro suggerimenti. Il più scettico era il collega più anziano, e l'ho coinvolto chiedendogli di controllare la parte sulle importazioni, dove era il più esperto. In un mese tutti usavano la nuova struttura, e d'estate nessuno ha più dovuto chiamare i colleghi in ferie.»

Cameriere in un ristorante

«Una sera di agosto il responsabile di sala si è sentito male a inizio servizio, con il locale pieno. Ero il cameriere più esperto, ma non avevo nessun ruolo ufficiale. Ho diviso la sala in tre zone, una per ciascuno di noi, ho preso io la cassa e ho chiesto alla cucina di avvisarmi direttamente dei ritardi. Abbiamo chiuso il servizio senza lamentele. Il giorno dopo il titolare mi ha chiesto di fare da vice del responsabile.»

Neolaureato, rappresentante degli studenti

«All'università ero rappresentante degli studenti nel consiglio di corso di laurea. Molti studenti fuori sede non riuscivano a seguire un laboratorio obbligatorio perché era solo in presenza il venerdì pomeriggio. Ho raccolto le firme di circa ottanta studenti, ho chiesto un incontro con il presidente del corso e ho portato una proposta concreta: una seconda sessione il martedì. Il professore del laboratorio all'inizio era contrario. Gli ho chiesto cosa gli servisse per farlo, e alla fine abbiamo trovato un dottorando disposto a tenere la seconda sessione. L'anno dopo il laboratorio aveva due turni.»

Allenatore di una squadra giovanile

«Da tre anni alleno una squadra di pallavolo under 14 nella mia parrocchia, a Bergamo. Il primo anno le ragazze si dividevano in gruppetti e la squadra non funzionava. Ho cambiato gli allenamenti, facendo lavorare ogni volta coppie diverse, e ho dato a ciascuna un ruolo fuori dal campo: chi tiene il materiale, chi organizza i passaggi in macchina. A fine stagione siamo arrivate seconde nel campionato provinciale, ma soprattutto l'anno dopo si sono iscritte tutte di nuovo.»

Gli errori più comuni

  • Dire che non hai esempi. Tutti ne hanno: pensa a quando hai organizzato qualcosa, anche fuori dal lavoro.
  • Raccontare di aver fatto tutto da solo. Quella è iniziativa individuale, non leadership. Fai vedere gli altri.
  • Confondere leadership con comando. «Ho detto a tutti cosa fare» non basta: come li hai convinti?
  • Prendersi i meriti del gruppo. Di' cosa hai fatto tu, ma riconosci il lavoro degli altri.
  • Scegliere una storia senza risultato. Se non è cambiato niente, la storia non regge.

Come allenarti

Fai una lista di tre momenti in cui hai preso l'iniziativa, al lavoro o fuori. Scegli quello in cui hai dovuto convincere qualcuno: è la storia migliore. Raccontala ad alta voce e controlla che l'Azione sia la parte più lunga. La verifica gratuita delle risposte del colloquio ti mostra durata e pause. La stessa storia può servirti per raccontare una difficoltà affrontata, cambiando l'accento. Nell'app Speaking Coach puoi raccontarla a un selezionatore IA che ti chiede «E il collega più scettico come l'ha presa?».

Domande frequenti

Posso usare un esempio fuori dal lavoro?

Sì, soprattutto se sei all'inizio. Scout, sport, volontariato, rappresentanza studentesca: sono tutte esperienze di leadership vera.

Che differenza c'è tra leadership e iniziativa?

L'iniziativa è fare tu una cosa senza che te la chiedano. La leadership è far muovere anche gli altri. Questa domanda vuole la seconda.

Devo dire che non ho mai avuto un ruolo da responsabile?

Non serve sottolinearlo. Racconta la storia: il selezionatore capirà da solo che hai guidato senza un titolo.

E se il gruppo non mi ha seguito subito?

È anche meglio: racconta come hai convinto chi era contrario. È la parte più interessante.

Quanto deve durare?

Circa 90 secondi, con la parte sull'Azione più lunga delle altre.