Come reagisce alle critiche? Come rispondere, con un esempio

Spiega in una frase cosa fai quando ricevi una critica (ascolti fino in fondo, fai domande per capire, chiedi tempo se serve) e poi racconta un episodio vero: la critica che hai ricevuto, cosa hai cambiato e cosa è migliorato. Non dire «accetto sempre le critiche»: senza un esempio non lo crede nessuno.

Cosa c'è dietro

«Come reagisce alle critiche?», «Come gestisce un feedback negativo?», «Mi racconti una volta in cui il suo responsabile ha criticato il suo lavoro». Il selezionatore sta immaginando una scena precisa: il primo colloquio di valutazione con te, tra sei mesi. Vuole sapere se:

  • Ascolti o cominci a giustificarti dopo tre parole.
  • Separi la critica al lavoro dalla critica alla persona.
  • Cambi davvero qualcosa, o dici «certo, certo» e continui come prima.

Il tuo modo di reagire, in passi

Prima di raccontare l'episodio, puoi descrivere in una o due frasi cosa fai di solito. Ecco una sequenza che regge:

  1. Ascolto fino in fondo, senza interrompere, anche se non sono d'accordo.
  2. Faccio domande per capire esattamente cosa non funziona: «Mi fa un esempio?».
  3. Ringrazio, anche se mi pesa: chi critica si è preso la briga di farlo.
  4. Mi prendo un momento se la critica mi ha colpito, prima di rispondere.
  5. Cambio una cosa precisa e la verifico dopo qualche settimana.

Non serve dire tutti e cinque i passi. Scegline due o tre e poi passa all'esempio.

L'esempio: la parte che conta

La struttura è semplice:

  1. La critica. Chi te l'ha fatta (il ruolo) e cosa ha detto.
  2. La tua prima reazione. Se all'inizio ti ha dato fastidio, puoi dirlo: è umano e rende la storia credibile.
  3. Cosa hai cambiato. Un'azione concreta.
  4. Il risultato. Cosa è migliorato, e come lo sai.

Durata totale: 60–90 secondi.

Esempi di risposta

Esempi con dettagli inventati.

Project manager junior

«Quando ricevo una critica cerco prima di tutto di capire bene cosa non funziona, facendo domande. L'anno scorso, dopo una riunione con un cliente, il mio responsabile mi ha detto che i miei aggiornamenti erano troppo lunghi: il cliente si perdeva nei dettagli e non capiva cosa doveva decidere. Lì per lì mi è dispiaciuto, perché ci avevo messo molto impegno. Gli ho chiesto di mostrarmi un aggiornamento che secondo lui funzionava. Da allora apro ogni aggiornamento con una riga: cosa serve dal cliente e per quando. Due mesi dopo il cliente ha cominciato a rispondere in giornata invece che in una settimana.»

Parrucchiera

«Ascolto e provo a capire, perché di solito una critica ha qualcosa di giusto. Quando lavoravo in un salone a Catania, la titolare mi ha detto che parlavo troppo poco con le clienti durante il servizio, e che alcune pensavano che fossi scontrosa. Non era vero, ero solo concentrata. Ho cominciato a fare due domande a ogni cliente all'inizio, su cosa voleva e su come le era andato l'ultimo taglio. Dopo qualche mese avevo un gruppo di clienti che prenotavano chiedendo di me.»

Neolaureato

«Alla consegna della prima bozza della tesi, il mio relatore mi ha restituito il capitolo con la scritta “non si capisce cosa vuoi dimostrare”. È stata dura. Sono andato a ricevimento e gli ho chiesto di indicarmi due pagine dove il problema era più evidente. Ho capito che mettevo i dati prima della domanda. Ho riscritto il capitolo partendo dalla domanda, e da allora lo faccio in tutto quello che scrivo, anche nello stage. La seconda bozza è tornata con poche correzioni.»

Quando la critica è ingiusta

Il selezionatore potrebbe chiedertelo: «E se la critica non è giusta?». Una risposta equilibrata:

«Prima la ascolto comunque fino in fondo, perché spesso c'è una parte di verità anche in una critica che non condivido. Se dopo averci pensato continuo a non essere d'accordo, chiedo un momento per parlarne con calma, porto i fatti e cerco di capire cosa ha visto l'altra persona. Non lascio cadere la cosa, ma non ne faccio una battaglia.»

Cosa non dire

RispostaPerché non funziona
«Accetto sempre le critiche»Senza esempio non è credibile
«Non ricevo molte critiche»Sembra presunzione o poca esperienza
«Dipende da chi me la fa»Fa pensare che tu accetti solo alcune persone
«All'inizio mi arrabbio, poi passa»Sincero, ma va accompagnato da cosa fai per gestirlo
Un esempio in cui la critica era sbagliata e avevi ragione tuIl messaggio diventa «gli altri sbagliano»

Come allenarti

Questa domanda si può allenare in un modo speciale: facendoti criticare davvero. Racconta il tuo esempio ad alta voce, poi chiedi a qualcuno di criticare la tua risposta e osserva cosa ti viene istintivo dire. Con la verifica gratuita delle risposte del colloquio puoi controllare durata e intercalari. Questa domanda è vicina a un errore commesso, e spesso arrivano insieme. Nell'app Speaking Coach il feedback dopo ogni sessione cita quello che hai detto e ti propone una cosa da cambiare: è anche un modo per abituarti a ricevere critiche sul modo in cui parli.

Domande frequenti

Posso dire che le critiche mi pesano?

Sì, se aggiungi cosa fai per gestirle. Ammettere una reazione umana rende la risposta più credibile.

Che tipo di critica scegliere?

Una sul modo di lavorare (comunicazione, organizzazione, precisione), non sul carattere o sulla vita privata. E una che ti ha fatto cambiare qualcosa di concreto.

E se non ho mai ricevuto critiche formali?

Pensa a feedback informali: un collega, un cliente, un professore, un allenatore. Contano anche quelli.

Devo dire chi mi ha fatto la critica?

Il ruolo sì (il mio responsabile, un cliente), il nome no.

Quanto deve durare?

Tra 60 e 90 secondi: una frase sul tuo metodo e un esempio completo.